Dal libro Fiorire d’Inverno le più belle frasi e citazioni di Nadia Toffa

Se vuoi conoscere realmente Nadia Toffa, il libro, il suo testamento per la vita, Fiorire d’Inverno, ti permetterà di carpirne la personalità, la forza che la ha sempre contraddistinta, anche quando la malattia, il cancro, l’aveva colpita.

Il suo libro è un grido per la vita, un incitamento a non arrendersi anche quando la vita è ingiusta, un monito a combattere e vincere contro le avversità. Leggendo le frasi e citazioni più significative di Fiorire d’Inverno vedrai l’anima del messaggio di Nadia, che fino alla fine ha cercato di condividere con tutti.

Le Citazioni;

In questo libro vi spiego come sono riuscita a trasformare quello che tutti considerano una sfiga, il cancro, in un dono, un’occasione, una opportunità. In questo libro c’è tutta la mia intimità.
Questo libro, nato nel periodo più difficile della mia vita eppure vi inonderà di gioia. Lo troverete pieno d’amore. ‘Fiorire d’inverno’ perché non ho mai sospeso la vita per la malattia, per il cancro e nessuno dovrebbe farlo. Ecco come ci sono riuscita io

Questo libro, nato nel periodo più difficile della mia vita eppure vi inonderà di gioia. Lo troverete pieno d’amore. ‘Fiorire d’inverno’ perché non ho mai sospeso la vita per la malattia, per il cancro e nessuno dovrebbe farlo. Ecco come ci sono riuscita io

E non era una sensazione legata solo allo sport, anche nella vita cercavo situazioni estreme, che potessero liberare la stessa adrenalina. Non c’era niente che mi facesse fermare e dire: forse mi spacco l’osso del collo.
Non era incoscienza, mi accorgevo del pericolo, lo vedevo, lo soppesavo, ma sentivo di potercela fare e allora mi buttavo.

Per tanti anni ho nascosto il mio lato dolce, perché credevo che mi potesse indebolire, e la corazza mi è servita, mi ha reso forte, mi ha portato lontano a raggiungere dei risultati importanti […] La malattia, il dover stare a casa per così tanto tempo, l’avere bisogno di aiuto, mi hanno costretta a riprendere contatto con la mia parte più tenera e indifesa, quella più umana. Era come se mi fossi dimenticata che la fragilità non è una debolezza, ma è la condizione dell’essere umano ed è proprio lei che ci protegge, perché ci fa ascoltare quello che proviamo, quello che siamo, nel corpo e nel cuore.

Non mi rammarico per quello che è stato, ogni situazione porta in sé un regalo e un carico e sono felice di non aver potuto scegliere la mia infanzia. Prendo le cose come vengono, perché sono convinta che ci sia da qualche parte qualcuno che è più saggio di noi, e che ha nascosto una perla dentro ogni grande difficoltà. La mia è stata poter diventare uno spirito libero.

Ho capito molte cose quel giorno, soprattutto che se non ti butti finisce che resti al palo ad aspettare. È chiaro che buttarsi fa paura, per questo bisogna coltivare tanto coraggio, così tanto da riuscire a spaventare la paura.

Ancora adesso non so cosa rispondere alla domanda: “Di che cosa hai paura?”. Dopo il cancro e dopo aver sfiorato la morte, sento che non ho paura di niente, ma non perché mi credo invulnerabile. Sono piena di fragilità, eppure più di tutto è vivo in me il desiderio di conoscere le cose, ed è così forte e assoluto che non lascia spazio a nient’altro.

Mi sono fermata e intorno a me c’era tutto l’amore di chi mi è stato accanto e lo è tuttora, tutto l’amore del mondo diffuso nell’aria, ovunque. Il cancro è stato un ponte tra me e le emozioni più intense, selvagge, sottili, quelle che ho tenuto sempre a freno, imbrigliate dal desiderio di controllare, dirigere, pianificare. Dalla paura.

Mi ricordo quando facevo i numeri da circo, mi sentivo potente, lucida, con un controllo assoluto su me stessa e su quello che mi stava intorno, percepivo ogni centimetro di pelle, era come se fossi presente in ogni cellula.

Quello che la ginnastica artistica mi ha lasciato è un modo di comunicare. Quando parlo, quando rido, quando cammino tutto il corpo è coinvolto, una fisicità totale e trascinante.

Ci sono persone che impegnano tutte le loro energie a tenere in basso gli altri piuttosto che a salire, e secondo me non avranno molto successo, perché sprecano quello che hanno di meglio per togliere a qualcuno, invece di aggiungere a se stessi.

il non avere bisogno di nessuno si sono frantumati contro la realtà degli interventi[…] adesso la malattia mi restituisce pezzi interi di infanzia, le carezze, l’abbandono, l’affidamento.

I soldi finiscono, ma se avete la capacità di fare e lavorare, potete scegliere e anche decidere se stare con un uomo o non starci. La donna può essere sfruttata e soccombere. Se invece ha il sapere, ti affronta a testa alta e ti manda a quel paese

cit.  Madre di Nadia Toffa

Bucaneve. Ogni volta mi meravigliavo di vederli lì, diritti, in grado di resistere al brutto tempo, alla poca luce, alle gelate più rigide. I loro boccioli, in apparenza fragili e piegati verso il basso, erano capaci di compiere un miracolo, fiorire in inverno.
Ogni volta che ripenso alla mia vita e a tutto quello che è successo, mi ricordo dei bucaneve, della loro audacia e del fatto che i miracoli accadono.

Recensioni Fiorire d’Inverno

“Nadia Toffa ha trasformato la sua malattia in un’esperienza pubblica, con il nobile scopo di convincere gli altri che le cose brutte della vita non sono baratri, ma trampolini.”

Massimo Gramellini, “Corriere della Sera” 25 settembre 2018,

“Quello di Nadia non è un libro per i malati di tumore. E’ un libro per tutti, nel quale chiunque può ritrovare un pochino di sé.”

Azzurra Noemi Barbuto, “Libero” 27 ottobre 2018,

“La Toffa era la Iena, la donna in giacca e cravatta mezzo maschio, la giornalista senza paura, quella che postava ogni cosa e rispondeva sempre ai suoi tre milioni di follower. Le interessava il successo e sorrideva sempre. Nadia era molto privata, teneva tutto nascosto, non condivideva nulla dei suoi amori, delle sue passioni, delle sue paure. Non le interessava del successo, e aveva un retro sguardo malinconico, a guardarla bene in profondità. ”

Lorenzo Marini, Grazia,

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Nadia Toffa è nata il 10 giugno del 1979 a Brescia. Dopo aver frequentato il liceo classico “Arnaldo” della sua città, si iscrive all’Università di Firenze dove intraprende un percorso storico-artistico e si laurea in Lettere. Fece la sua prima apparizione televisiva a soli 23 anni. Per la prima volta compare sulle frequenze di Telesanterno. E da li inizia la sua carriera televisiva. Successivamente lavora per quattro anni per Retebrescia, fino a quando decide di provare a entrare a far parte del cast di inviati de “Le Iene“, programma di successo di Italia Uno. Nel 2009 riesce a diventare finalmente una “Iena“. Inizia così ad essere la portavoce e la protagonista di molte inchieste clamorose che fanno scalpore in tutta Italia, toccando anche temi molto scottanti come quello della terra dei veleni. Proprio uno dei suoi servizi più vincenti le farà vincere un riconoscimento molto importante, il premio Luchetta, consegnatole per un reportage sulla prostituzione minorile nella periferia di Bari. Il 2 aprile del 2014 esce il suo primo libro intitolato “Quando il gioco si fa duro“, dedicato al fenomeno dell’azzardopatia. Nell'aprile dell’anno successivo si vede assegnato il primo premio per la sezione tv del Premio Internazionale Ischia di Giornalismo. Il 9 Ottobre 2018 esce il suo secondo celebre libro: “Fiorire d’inverno“. Questo libro è dedicato alla sua lotta contro la malattia che l’ha all'improvviso colpita sul finire del 2017. Dopo molte battaglie per cercare di sconfiggere la sua malattia di natura neurologica Nadia Toffa è venuta a mancare il 13 Agosto 2019.
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